parkinson e alimentazione

18/10/2017

 

NTERVENTO NUTRIZIONALE NELLA MALATTIA DI PARKINSON

Nell’impostare la dietoterapia è necessario tenere presente alcuni concetti fondamentali:

Nella Malattia di Parknson ci sono diversi fattori che interferiscono con lo stato nutrizionale del Paziente (ad esempio il grado di compromissione motoria, la disfagia per incoordinamento motorio di tutte le fasi della deglutizione).
fabbisogni energetici sono nella norma e comunque adeguati , previa valutazione dello stato nutrizionale del Paziente. L’andamento del peso corporeo è comunque legato allo stadio della malattia: alcuni studi testimoniano un alta prevalenza di obesità a 10 anni dalla diagnosi , mentre a 14 anni dalla diagnosi sembra prevalere il sottopeso .
La levodopa non viene assorbita a livello gastrico, ma un incremento del tempo di permanenza nello stomaco determina un rallentamento dell’azione del farmaco, riducendone l’effetto clinico, allo stesso modo un ritardo dell’assorbimento intestinale porta ad una modifica nel timing terapeutico.
Gli aminoacidi neutri (isoleucina, leucina, valina, fenilalaniana, triptofano, tiroxina), introdotti con le proteine ingerite nei pasti, utilizzando lo stesso sistema di trasporto della levodopa, si mettono in competizione con essa .
Un apporto elevato di carboidrati aumenta la secrezione di insulina che a sua volta riduce la quantità di aminoacidi circolanti, favorendo il trasporto della levodopa a livello cerebrale.

Per questi motivi la levodopa dovrebbe essere assunta circa 30 minuti prima di pasti leggeri e frequenti.

Si dovrebbero programmare tre pasti principali e due spuntini ad orari prestabiliti, secondo la terapia farmacologica, aumentando il consumo di carboidrati e riducendo le proteine in tutti i pasti salvo che in quello serale.

Ad esempio:

Il pranzo è costituito da un primo piatto semplice senza aggiunta di proteine, un contorno di verdure crude e/o cotte, pane e frutta.
La cena in cui si inserisce la quota proteica: sono consentiti i primi piatti con legumi (piatto unico), carni, pesce, uova, seguono sempre un contorno di verdure crude e/o cotte una porzione di frutta.

È necessario assicurare un adeguato apporto di tutti gli alimenti dei gruppi fondamentali ad esclusione del latte e latticini, per seguire il più possibile una dieta equilibrata .
Inoltre è opportuno moderare l’apporto dei grassi e garantire un adeguato introito di carboidrati, proteine e fibre.
In alcuni casi, i semplici consigli dietetici non sono sufficienti, bisogna ricorrere a diete personalizzate, diete programmate per ogni singolo Paziente, che tengano conto della abitudini alimentari e dei gusti del Paziente, ma che nello stesso tempo permettano un controllo dell’assunzione proteica giornaliera: la quota proteica raccomandata non dovrebbe superare i 0,8 g per ogni Kg di peso corporeo, concentrata soprattutto nel pasto serale. Quando questo non fosse sufficiente si possono utilizzare alimenti “speciali”.

Esistono in commercio alimenti aproteici che possono semplificare al Paziente il compito della preparazione del pasto e permettono il mantenimento delle abitudini alimentari. Infatti è disponibile una vasta gamma di alimenti e nello stesso tempo migliorano l’efficacia della terapia farmacologica grazie al basso contenuto di proteine vegetali.
Va segnalato che i Pazienti parkinsoniani tendono a presentare carenza di alcuni minerali come il calcio, il ferro o di alcune vitamine (D, C, E) il cui apporto supplementare può talvolta rendersi necessario; è comunque consigliata l’assunzione di queste sostanze lontano dalla somministrazione dei farmaci e su indicazione medica.

Attualmente non è più strettamente necessario evitare l’assunzione di vitamina B6 presente in numerosi alimenti quali frattaglie, legumi, cereali, ortaggi, patate, banane e soya, che ostacola l’assorbimento della L-dopa , in quanto la somministrazione di carbidopa, quasi sempre associata alla L-dopa, previene questo inconveniente: si raccomanda tuttavia di non superare i 2 mg di vitamina B6 assunta in un giorno, dose che soddisfa il fabbisogno giornaliero.

LIPIDI
I grassi dovrebbero essere assunti con moderazione dai Pazienti parkinsoniani. Sebbene l’apporto di lipidi sia essenziale per garantire un corretto apporto calorico, è bene non eccedere, in quanto essi rallentano lo svuotamento gastrico interferendo con l’assorbimento dei farmaci.
E’necessario pertanto limitare l’apporto di acidi grassi saturi e privilegiare l’assunzione di grassi insaturi (oli vegetali e pesce).

CARBOIDRATI
Il consumo di carboidrati è raccomandato nei Pazienti parkinsoniani; i carboidrati dovrebbero costituire la quota alimentare maggiormente rappresentata in quanto forniscono un adeguato apporto calorico, transitano rapidamente dallo stomaco all’intestino e stimolano la produzione di insulina determinando una riduzione della concentrazione ematica di aminoacidi (che potrebbero competere con l’assorbimento della L-dopa al livello cerebrale).

FIBRE
La stitichezza si presenta frequentemente nei Pazienti con patologie neurologiche degenerative per un rallentamento della funzionalità intestinale.
Una modificazione delle abitudini alimentari, può contribuire ad una corretta gestione della stipsi, l’apporto di fibre preferibilmente sotto forma di frutta e verdura consentono, oltre ad un effetto sul tempo di transito anche un apporto adeguato di vitamine.
Anche nei soggetti parkinsoniani è descritto che l’uso di integratori di fibre alimentari (psillium, mucillagine, crusca, glucomannani etc.) incrementi la frequenza dell’alvo ed è utile nel trattamento della stipsi. La somministrazione di fibre dietetiche va però attentamente valutata perché un eccesso può interferire e ridurre l’assorbimento dei farmaci anti-parkinsoniani sia per diluizione intraluminale, sia per rallentamento dello svuotamento gastrico. Si consiglia inoltre l’assunzione di un litro e mezzo di acqua al giorno e di non superare i 25-30 g di fibra/die.

DIETOTERAPIA NELLA MALATTIA DI PARKINSON
Lo schema dietetico nella Malattia di Parkinson corrisponde alla dieta dissociata in quanto prevede l’assunzione di carboidrati a pranzo e l’assunzione della proteine a cena.
Nella Malattia di Parkinson una dieta ricca di vitamina C presente maggiormente negli agrumi, kiwi, fragole, melone, prezzemolo e di vitamina E presente negli oli vegetali spremuti a freddo (mais, girasole, oliva), nell’olio di pesce, pesce, che tra l’altro sono anche le fonti più ricche di acidi grassi polinsaturi (omega 3), con marcato effetto antiossidante importante nel prevenire l’ossidazione cellulare che è alla base della morte neuronale, può essere utile soprattutto nelle fasi iniziali.
Inoltre essendo una conseguenza reale la difficoltà della masticazione e deglutizione degli alimenti soprattutto nello stadio intermedio – avanzato della Malattia di Parkinson diventa necessario effettuare un adeguamento della consistenza degli alimenti al fine di evitare episodi di aspirazione silente e conseguente polmonite ab ingestis.

ALIMENTI VIETATI
Grassi saturi (burro- strutto- lardo) – Selvaggina – Frattaglie – Insaccati – Alimenti conservati – Alimenti inscatolati – Latte e derivati – Fritti – Sughi pesanti – Dessert al cucchiaio – Alcolici

ALIMENTI PERMESSI
Cereali (pane – pasta possibilmente integrali) – Legumi – Verdure – Ortaggi – Frutta fresca (soprattutto agrumi e Kiwi) – Carni bianche (pollo – tacchino – coniglio – vitella) – Pesce – Uova – Oli vegetali (sopratutto nell’olio di oliva e di semi girasole la vitamina E è presente nella forma che ha maggiore attività biologica)

In conclusione, da quanto detto risulta fondamentale che i Pazienti affetti da Malattia di Parkinson abbiano un peso normale per la propria altezza. Essere in sottopeso o soprappeso mette a rischio la sopravvivenza del Paziente stesso e favorisce inevitabilmente la comparsa di altre malattie metaboliche che possono compromettere negativamente l’andamento della malattia di base.

Eseguire regolarmente esami ematochimici ed avere una valutazione dietologica specialistica, dove venga adottato un adeguato protocollo dietoterapico a seconda delle esigenze nutrizionali di ogni singolo Paziente, può migliorare lo stato di salute e facilitare il Neurologo nel trattamento sintomatico della malattia neurologica.
Un’alimentazione corretta non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, permette certo non di guarire o di ridurre la progressione della malattia, ma aiuta il Paziente non solo a non appesantirsi producendo ulteriori scompensi sull’apparato osteo – articolare, ma soprattutto aiuta a rendere costante l’effetto del farmaco durante la giornata.

Stefania Martinelli
 e Alessandra Valenzi
dietiste
www.parkinson-italia.it/parkinson/le-cure/la-dieta-alimentare

 

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